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Sansevieria e freddo: cosa succede alle radici quando la temperatura scende

Piante & Fiori

In inverno la Sansevieria vive un cambiamento silenzioso: le radici sentono il freddo prima delle foglie, e la risposta può sorprendere anche chi la coltiva da anni.

Sansevieria e freddo: cosa succede alle radici quando la temperatura scende
Sansevieria e freddo: cosa succede alle radici quando la temperatura scende

Quando la temperatura scende e la luce si spegne presto sulle finestre, la Sansevieria (nota anche come lingua di suocera) mostra una calma apparente. Sembra immobile, ma sotto la superficie, nelle sue radici carnose, accade qualcosa che non si vede. Il freddo non è solo una questione di gradi: diventa materia, odore di terra umida, sensazione di mani che cercano calore dopo aver toccato il vaso.


Il primo impatto è quasi sempre discreto. Se la pianta è vicino a una finestra, o peggio ancora in corridoi freddi, le radici percepiscono la variazione prima di tutto il resto. E qui, il rischio: l’acqua che resta intrappolata nel terriccio freddo rallenta, si fa densa, e le radici della Sansevieria, abituate a climi secchi, cominciano a soffrire. La parola chiave è una: stasi. La crescita si arresta, i tessuti diventano più fragili. In certe mattine, basta un dettaglio: il vaso più pesante, il profumo meno intenso della terra, segni che le radici stanno vivendo un periodo di quiete obbligata.

Radici della Sansevieria: cosa succede davvero quando arriva il freddo

Le radici della Sansevieria non vanno mai sottovalutate: la loro reazione al freddo è un equilibrio delicato tra sopravvivenza e rischio. Quando il termometro scende sotto i 10°C, il metabolismo si riduce quasi al minimo. Non è solo rallentamento: è una vera sospensione. Alcune radici più giovani smettono di assorbire acqua, come se si addormentassero. Altre possono cambiare colore, virando verso il bianco o il beige pallido, soprattutto se il freddo si accompagna a troppa umidità. E il rischio marciume è dietro l’angolo.

Non si tratta solo di freddo estremo: anche una semplice corrente d’aria fredda serale, o una posizione vicino al pavimento, può provocare micro-danni invisibili. Le radici carnose accumulano umidità, si gonfiano leggermente, ma se il clima non si scalda in pochi giorni, iniziano a cedere acqua ai tessuti circostanti, diventando più vulnerabili ai batteri. La terra troppo compatta trattiene il freddo più a lungo, creando una specie di guscio ghiacciato attorno alle radici.


C’è anche un altro dettaglio che passa spesso inosservato. Le radici della Sansevieria, pur adattandosi alle fluttuazioni stagionali, soffrono particolarmente il passaggio repentino dal caldo al freddo. La pianta, originaria di zone aride, è abituata a sbalzi termici, ma solo in presenza di suolo ben drenato. In casa, la combinazione tra freddo improvviso e terriccio troppo umido crea una stasi dannosa.

In casi estremi, il sistema radicale rallenta così tanto da sospendere l’assorbimento di sali minerali: le foglie restano apparentemente integre, ma la pianta non si nutre più davvero.

Segnali da osservare: come capire se le radici soffrono

Riconoscere i sintomi precoci è un gesto semplice ma fondamentale. Spesso la Sansevieria non mostra segni sulle foglie finché il danno alle radici non è avanzato. Tra i segnali più comuni:


  • Terriccio che resta bagnato troppo a lungo
  • Radici dal colore spento o traslucido
  • Vaso che pesa più del solito anche a distanza di giorni
  • Odore di terra leggermente acido

A volte basta affondare un dito nella terra, sentire la temperatura con la pelle. Se risulta troppo fredda o umida, probabilmente anche le radici stanno rallentando. Una semplice osservazione, spesso dimenticata, che può fare la differenza tra una pianta sana e una che entra in sofferenza. Alcuni coltivatori esperti usano anche piccoli bastoncini di legno per valutare l’umidità in profondità: se il legno resta freddo o bagnato dopo molte ore, è segno che la terra non si asciuga.

Quando il freddo persiste per giorni, possono svilupparsi micro-lesioni nelle radici, punti molli che diventano via di accesso per funghi e batteri. In questi casi, la guarigione è lenta: la Sansevieria necessita di settimane per rigenerare tessuti sani. Il gesto di rimuovere delicatamente la pianta dal vaso e controllare lo stato delle radici può sembrare drastico, ma spesso è l’unico modo per intervenire in tempo.

Come proteggere la Sansevieria dal freddo: gesti semplici ed efficaci

La prevenzione parte da piccoli dettagli: scegliere una posizione lontana da correnti d’aria, evitare l’irrigazione nelle giornate più fredde, preferire vasi in terracotta che disperdono l’umidità più facilmente. Anche l’altezza conta: sollevare il vaso dal pavimento con un supporto può isolare le radici dal freddo intenso.


Nei giorni più critici, coprire il terreno con uno strato sottile di corteccia o piccoli ciottoli aiuta a mantenere costante la temperatura. Non serve esagerare con protezioni elaborate: basta un gesto misurato, come spostare la pianta in una stanza leggermente più calda durante la notte. In alternativa, utilizzare sottovasi in sughero o feltro, materiali che isolano senza trattenere troppa umidità.

Un altro trucco pratico: limitare l’uso di fertilizzanti nelle settimane fredde. La Sansevieria in stasi non assimila correttamente i nutrienti, meglio sospendere ogni concimazione fino a primavera. Anche la luce ha il suo ruolo: nelle giornate più corte, posizionare la pianta in una zona luminosa ma mai direttamente esposta a spifferi.

Chi ha più esemplari può creare microclimi spostando insieme diverse piante: la vicinanza tra vasi riduce la dispersione del calore e mantiene l’umidità più stabile. Dettagli che, messi insieme, proteggono le radici e permettono alla Sansevieria di superare l’inverno senza danni.

L’importante è osservare, regolare e lasciare che la Sansevieria segua il suo ritmo lento. Perché, in fondo, anche la pausa invernale fa parte della sua bellezza silenziosa.


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