Menu Chiudi

Open space coerente: Il trucco della “pavimentazione continua” per unire cucina e salotto con stile

Basta cambiare pavimento tra cucina e salotto per perdere subito metri quadrati visivi. Una sola superficie continua, invece, fa sembrare ogni open space più grande, arioso e ordinato. L’effetto “senza soluzione di continuità” trasforma anche i bilocali più stretti.

cucina e salotto open space con pavimentazione continua
Open space coerente: Il trucco della “pavimentazione continua” per unire cucina e salotto con stile | Foto © sergiophoto

Hai mai notato come basta una piccola soglia per far percepire la cucina come uno spazio a parte, quasi “di servizio”? Spesso la divisione nasce proprio dal pavimento, non dai mobili o dalle pareti. Magari in pianta sembrava un dettaglio, ma poi, vissuto, diventa un taglio netto che interrompe tutto. La sensazione? La casa sembra più piccola, il salotto meno invitante.


C’è un errore di fondo, ma non riguarda le dimensioni della stanza. Succede anche nei loft: la soglia visiva – quella striscia di piastrelle diverse sotto ai piedi – spezza la profondità, obbliga l’occhio a fermarsi. Non si tratta solo di un vezzo estetico, ma di una questione di percezione spaziale. La vera soluzione sta altrove.

Il trucco della superficie infinita: perché scegliere un solo materiale

Il primo segreto di chi progetta open space veri? Vietato interrompere la pavimentazione. Un unico materiale, senza stacchi cromatici o cambi di formato, inganna lo sguardo. Anche un bilocale si trasforma in un mini loft, il soggiorno si apre, la cucina si allunga. L’effetto “superficie infinita” è ciò che rende gli spazi moderni così ariosi.


C’è però un dettaglio pratico che tanti trascurano: la scelta del materiale. Qui entrano in gioco due alleati, spesso sottovalutati. Il gres porcellanato effetto legno unisce la resistenza all’acqua e alle macchie tipica delle piastrelle con il calore visivo dei listoni naturali. Perfetto sotto i fornelli e accanto al divano. La resina – soluzione meno usata in Italia, ma in crescita – vince dove serve continuità assoluta: zero fughe, zero giunti.

Un trucco da cantiere? Scegli sempre la stessa direzione di posa per tutta la zona giorno. Se il pavimento è a listoni, orienta le venature verso la finestra principale, non lungo il muro più lungo. La luce naturale seguirà la fuga e spingerà lo sguardo fuori, collegando visivamente i due ambienti.

Il ruolo delle fughe (e dei riflessi)

Spesso le fughe rovinano tutto. Meglio scegliere piastrelle rettificate per ridurle al minimo. Con la resina il problema sparisce: la luce rimbalza uniforme, il salotto sembra allungarsi verso la cucina. Basta una giornata di sole per rendersi conto della differenza.


Materiali da evitare

Attenzione ai laminati economici, che gonfiano col vapore, e alle piastrelle lucide: ogni impronta resta visibile. Meglio puntare su finiture opache o semimatte, soprattutto se hai animali in casa.

Lista rapida: materiali consigliati

  • Gres porcellanato effetto legno: pratico, caldo, resistente
  • Resina spatolata: zero fughe, effetto monolite
  • Microcemento: molto tecnico, ma richiede manutenzione

Coerenza stilistica senza rinunciare alla divisione funzionale

Se il pavimento è continuo, il rischio è di perdere la distinzione tra cucina e living. Qui entra in gioco il tappeto: basta rispettare la regola dei 10 cm (cioè lasciarne almeno dieci tra tappeto e parete) per delimitare la zona relax senza creare stacchi netti. In alternativa, la regola del 60-30-10 funziona bene: 60 per cento di un colore dominante, 30 per cento neutro, 10 per cento accento. Tutto sullo stesso fondo.

Per unire davvero gli ambienti serve coerenza nei dettagli. Coordinare i battiscopa con il pavimento elimina il rischio “cornice da ufficio”. Stesso discorso per i profili: meglio bassi, quasi invisibili, magari in alluminio satinato o verniciato tono su tono. La palette? Scegli una base che richiami le venature del pavimento, riprendila nei frontali della cucina e nei cuscini del divano. Il colpo d’occhio è garantito.


Un vantaggio sottovalutato: la pulizia. Senza profili di transizione, senza cambi di materiale, basta una sola passata per tutto. Nessuna fessura in cui si accumula lo sporco, niente polvere bloccata tra due superfici diverse. E sì, anche il robot aspirapolvere ringrazia.

Il flusso visivo: l’arte di ingannare l’occhio

Il pavimento continuo è solo la base: l’occhio segue le linee lunghe, si lascia guidare dalla luce. Una finestra grande sul soggiorno? Posare i listoni nella sua direzione farà sembrare la stanza più profonda. Un unico materiale fino all’ingresso? Lo spazio si “apre” ancora di più.

Giocare con il flusso visivo non è solo un fatto di estetica. L’ordine che ne deriva rende ogni dettaglio più prezioso, persino una pianta appoggiata accanto al divano. Il consiglio pratico: evita tappeti troppo piccoli o troppo colorati, rischiano di spezzare il campo visivo e rovinare l’effetto di ampiezza. Se hai dubbi, lascia perdere: meglio pochi elementi ma ben scelti.

C’è chi ama i contrasti forti, ma la coerenza paga di più. Un open space riuscito non sembra mai “unito a forza”, piuttosto nasce da una serie di scelte sottili e tecniche che solo chi lo vive ogni giorno può apprezzare.


Non esistono trucchi miracolosi. Basta una pavimentazione continua e un minimo di coerenza nei dettagli per dare subito più respiro e valore reale alla casa. Se puoi, parti sempre dal basso: il pavimento racconta tutta la stanza prima ancora dei mobili.

Ti potrebbe interessare anche:

Photo Credits: © Adobe Stock

ultimamente su voluttà
5 oggetti vintage che diventano decorazioni di tendenza nelle case di oggi