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Maglioni pieni di pallini? Perché non dovresti mai usare il rasoio e cosa fare invece per non rovinare le fibre

Pulizie & Bucato

I “pallini” sui maglioni rovinano l’aspetto e riducono la vita dei capi: eliminare il pilling senza danneggiare le fibre richiede attenzione, e il rasoio non è mai la soluzione. Ecco il metodo usato dai magazzinieri esperti per mantenere maglioni come nuovi senza rischi inutili.

Maglioni pieni di pallini, foto © Dasha Petrenko, stock.adobe.com
Maglioni pieni di pallini: cosa fare invece per non rovinare le fibre | Foto © Dasha Petrenko

I maglioni pieni di pallini non sono solo una questione estetica, ma anche un sintomo di fibre che stanno cedendo. Molti provano il rasoio per “rasare” la superficie e togliere i grumi. Funziona, all’inizio. Poi, dopo un paio di lavaggi, i pallini tornano più in fretta. Il motivo è semplice: il rasoio taglia anche le fibre ancora sane, indebolendo il tessuto. Risultato? Un maglione che si consuma più velocemente e un ciclo infinito di pilling.


Esiste un modo per limitare il fenomeno e, soprattutto, una soluzione per togliere i pallini senza peggiorare la situazione. La differenza la fa chi conosce davvero il tessuto: basta osservare la superficie di un maglione dopo una stagione per capire che i danni del rasoio sono spesso irreversibili.

Come evitare il pilling nei maglioni

La prevenzione è più efficace della rimozione. Il pilling nasce dall’attrito: il movimento, il lavaggio, anche solo il contatto con la borsa o lo zaino.

Un dettaglio che pochi notano: lavare i maglioni al rovescio riduce drasticamente il numero di pallini, perché la parte a vista resta protetta dagli sfregamenti. Il lavaggio delicato, a freddo, rallenta la formazione dei nodi e aiuta a mantenere l’elasticità delle fibre naturali come lana, alpaca o cashmere.


Scegliere detersivi delicati conta, ma ancor di più evitare ammorbidenti aggressivi. L’asciugatura è l’altra variabile sottovalutata: mai in asciugatrice, ma sempre in piano all’aria. La tentazione di risparmiare tempo finisce quasi sempre per accorciare la vita del capo.

Un errore classico: lavare i maglioni con i jeans o altri tessuti ruvidi. L’attrito tra materiali diversi crea più pallini in un solo ciclo. Meglio un carico dedicato solo ai capi delicati, magari usando sacchetti per biancheria.

Per chi cerca una soluzione pratica subito, ecco le regole essenziali in sintesi:


  • Lava i maglioni al rovescio, usando cicli delicati e acqua fredda.
  • Scegli solo detersivi neutri e mai ammorbidenti aggressivi.
  • Stendi il maglione in piano, mai in asciugatrice.
  • Separa sempre i capi delicati da jeans o tessuti pesanti.
  • Considera l’uso di sacchetti per biancheria nei lavaggi.

Strumenti che funzionano davvero (e non rovinano le fibre)

Un rasoio può togliere i pallini a vista, ma lascia danni invisibili che emergono dopo pochi mesi. Se il maglione vale la pena, gli strumenti giusti sono altri.

Il più pratico resta il levapelucchi elettrico. Funziona su quasi tutti i materiali: la lama ruota sotto una griglia protettiva che cattura solo i pallini senza intaccare la maglia sottostante. L’effetto è pulito, uniforme e non serve passarci ore. Un dettaglio: meglio usarlo su una superficie piatta, con il maglione ben steso, per evitare pieghe che possono bloccare le lame.

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Sulle lane più spesse, la pietra pomice per tessuti sorprende chi non l’ha mai provata. Il gesto è simile a quello che si fa con le scarpe: si sfrega piano, la pietra “acchiappa” i pallini e lascia intatta la trama. Un metodo antico, oggi tornato di moda, soprattutto per i golf più grossi.


Per cashmere e filati pregiati c’è il pettine specifico. Sembra inutile, ma usato regolarmente fa la differenza. Va passato con delicatezza, senza mai forzare. Dopo un paio di utilizzi, la superficie resta liscia più a lungo. Qui il segreto è la costanza, non la forza.

Errori comuni da evitare (anche se sembrano soluzioni)

Tagliare i pallini con le forbici sembra rapido. Spesso si rischia di bucare la maglia. Peggio ancora, il taglio netto lascia fibre “aperte” che si aggrovigliano alla prima occasione.

Altro errore sottovalutato: usare lo scotch o i rulli adesivi. In apparenza rimuovono i pelucchi, in realtà trascinano via anche microfibre che tengono insieme la maglia. Il risultato si vede dopo pochi lavaggi: tessuto meno compatto e nuovi pallini che spuntano più velocemente.

Attenzione anche alle soluzioni fai-da-te improvvisate: colla, spray fissanti, passate di ferro caldo. Sono trucchi che a volte si leggono online, ma su un maglione di valore è meglio non rischiare. Un esperto, davanti a una maglia rovinata da questi rimedi, si accorge subito di chi ha improvvisato.


Chi vuole una superficie impeccabile deve imparare a convivere con un minimo di pilling. Oltre certi limiti, solo il restauro professionale può fare miracoli, ma i costi non giustificano quasi mai il recupero di un maglione di uso quotidiano.

Un dettaglio pratico: mettere da parte un maglione per una stagione, magari riposto in un sacchetto di cotone, aiuta a “riposare” le fibre e limita il rischio di pilling continuo.

Il vero vantaggio? Maglioni più duraturi e meno frustranti da curare. L’unico modo per prolungare la vita di un capo è trattarlo da subito come se dovesse durare anni, non solo una stagione.

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foto: Adobe Stock