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Laminato in cucina o bagno? Le 3 precauzioni d’oro per non farlo mai gonfiare

Casa & Giardino

Ti hanno detto che il laminato in bagno è una follia? Non è più così, ma non puoi trattarlo come quello della camera da letto. Con le giuste precauzioni, il rischio di rigonfiamento scompare: la vera differenza la fa come lo installi e lo mantieni, non dove lo metti.

Laminato in bagno | foto © Andrii - stock adobe
Laminato in cucina o bagno? Le 3 precauzioni d’oro | foto © Andrii

C’è chi sconsiglia il laminato in bagno per paura di vederlo gonfiare alla prima doccia, ma oggi il vero errore è ignorare il metodo. Il rischio d’acqua non dipende dal materiale, ma da come lo proteggi: le fibre di legno reagiscono sempre alla presenza di liquidi, che si parli di una tazza rovesciata in cucina o di vapore in bagno. La fortuna è che non serve rinunciare allo stile per evitare danni.


Il segreto? Non farti tentare dalle promesse “hydro” e dagli slogan: anche i prodotti più resistenti possono cedere se trascuri tre dettagli tecnici. In camera da letto il laminato si comporta come una tavola di compensato, ma in bagno e cucina gioca un altro campionato. Chi vuole un pavimento longevo, ragiona come un idraulico: protegge i punti deboli e agisce al primo segnale. Ecco come.

Perché il laminato gonfia? La fisica dietro il disastro (e come evitarlo)

Il laminato non si deforma per sfortuna, ma per una questione di fisica elementare. La struttura è composta da fibre di legno pressate che, se incontrano umidità o acqua stagnante, si gonfiano per osmosi. L’acqua penetra attraverso i giunti o le fessure, non dalla superficie. Da qui nasce il vero mito: il materiale non è il colpevole, lo è la gestione.

In bagno, ma anche in cucina, il pericolo non arriva tanto dall’acqua diretta, quanto dai punti meno visibili: il bordo sotto il lavello, la giunzione vicino al piatto doccia, la zona intorno alla lavastoviglie. Qui la sigillatura non è un optional, ma l’unico modo per impedire infiltrazioni. Chi lascia uno spiffero tra plinto e parete sta di fatto chiedendo guai.


Il secondo nemico è il ristagno prolungato: la famosa “goccia dimenticata”. Il laminato moderno resiste a qualche minuto di bagnato, ma non è indifferente al tempo. Se non intervieni, la fibra assorbe lentamente e si deforma. Lo stesso accade quando il microclima resta troppo umido: anche senza un allagamento, un bagno mal ventilato crea problemi invisibili che emergono dopo mesi.

Le 3 precauzioni d’oro per non farlo mai gonfiare

1. Sigillatura dei bordi: il “confine” invisibile

Qui si gioca la vera partita tecnica. Il punto debole non è la doga in sé, ma il bordo: ogni fessura tra pavimento e muro è una trincea da difendere. Un buon laminato “Hydro” non basta: serve silicone neutro nei punti critici e, sotto il plinto, una guarnizione specifica. Il trucco dei professionisti? Sigillare tutto il perimetro della stanza prima ancora di montare i battiscopa, usando prodotti elastici che non si seccano col tempo. Sotto lavandini e sanitari, una guarnizione a tenuta blocca la via d’accesso all’acqua.


Laminato effetto parquet in bagno, foto di Andriy Blokhin - stock adobe.com
foto © Andriy Blokhin

2. La regola dei “15 minuti”: manutenzione reattiva

Un errore comune: lasciare che il pavimento “si asciughi da solo”. Niente di più sbagliato. In bagno o in cucina, la differenza la fa la tempestività. Se una goccia cade, vince chi la elimina entro 15 minuti. La resistenza all’acqua dei laminati moderni è reale, ma non infinita: anche una macchia di sugo o una pozza d’acqua dopo la doccia, se trascurate, iniziano a gonfiare i bordi. Meglio tenere sempre a portata di mano un panno e sviluppare la riflesso di asciugare tutto subito.

3. Gestione del microclima e VMC


Non tutti pensano al clima interno, eppure qui si vince o si perde la sfida col laminato. L’umidità costante sopra il 60% può fare danni senza che tu te ne accorga. Apri la finestra dopo ogni doccia, usa la VMC se ce l’hai, evita di chiudere la porta con il vapore dentro. Le fibre del laminato lavorano come una spugna: assorbono vapore e cedono solo mesi dopo. Un igrometro digitale ti dice subito se è ora di arieggiare.

Scegliere il laminato giusto: dettagli che fanno la differenza

Non basta puntare tutto sulla resistenza all’acqua. Verifica la classe di resistenza all’abrasione (AC4 o AC5), perché il traffico in bagno e cucina è intenso. Occhio anche all’incastro: i migliori sono quelli “a tenuta stagna”, progettati per impedire all’acqua di infilarsi sotto le doghe. Qui la marca conta, ma conta di più il metodo di posa: usa un materassino con barriera al vapore integrata, così blocchi anche l’umidità che sale dal massetto. Nessun dettaglio è superfluo: risparmiare sul tappetino significa rischiare molto di più.

Cosa fare se il laminato ha già iniziato a gonfiarsi?

Niente pesi o tentativi di schiacciare il danno. Serve un deumidificatore potente e, se il problema è localizzato, la soluzione migliore è sostituire solo la doga interessata (vantaggio della posa flottante). Un trucco: conserva sempre qualche doga di scorta del lotto originale, perché ricomprare esattamente lo stesso colore a distanza di anni è quasi impossibile.

Chi sceglie il laminato per cucina o bagno non fa un azzardo, ma una scelta di stile evoluto. È più caldo del gres, più facile da gestire del parquet. Basta trattarlo come la carena di una barca: una volta sigillato, anche un secchio d’acqua non fa più paura.


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immagini: Adobe Stock